Per Conte il nono risultato utile, ma restano i problemi in attacco
Una buona prova degli Azzurri a Spalato, che contro la Croazia proseguono la serie positiva dell'era Conte. Una squadra di carattere, capace di uscire indenne da due trasferte insidiose. In fase di realizzazione, però, si concretizza ancora troppo poco
Nove vite, come i gatti. Americani, perché quelli italiani pare ne abbiano sette. Nove partite della Nazionale nell’era Conte, nove risultati utili. Con l’1-1 di Spalato, si allunga la striscia positiva azzurra iniziata dopo la rete di Godin a Natal, che ci è costata gli ottavi del Mondiale. Il cammino nelle qualificazioni a Europei e Mondiali è ora immacolato da un elenco di partite che è arrivato a quota 46, numero che gli sportivi associano subito a Valentino Rossi. Non va veloce come il “Dottore”, quest’Italia, ma va. E ha messo nel mirino la fase finale di Euro 2016 con un pareggio che, diciamolo chiaramente, in molti avrebbero sottoscritto alla vigilia: stagione in chiusura, tanti giocatori assenti o incerottati, il rischio di disfatta in Croazia (avversario per noi indigesto anche quando non ci era tecnicamente superiore, come invece accade adesso) era dietro l’angolo.
DA SOFIA A SPALATO — Bravi azzurri, dunque. Inaffondabili. Le due trasferte più insidiose del girone, programmate dal calendario in successione, hanno visto la Nazionale passare indenne. Cambiare protagonisti a velocità quasi vorticosa, modificare perfino l’impianto di gioco tanto caro al c.t. Conte, andare sotto e poi riemergere, chiudendo con due pareggi che quasi quasi vanno stretti. Non era facile risalire la china in Bulgaria, dopo due partitacce con Azerbaigian e Malta, nonché dopo essere stati rimontati e superati da una nazionale fresca e frizzante, guidata dal novo c.t. Petev.
Conte ha estratto dal cilindro Eder, et voilà, è arrivato il gran tiro del 2-2. E non era semplice rialzarsi allo Stadion Poljud, colpiti da un paradossale gol negato-gol subìto e senza nemmeno un Eder da gettare nella mischia. La sfrontatezza del rigore a cucchiaio di Candreva la dice lunga sul carattere di questa squadra, che ha saputo rimettere in carreggiata la gara e per poco non ha fatto il colpo grosso.
GOL COL CONTAGOCCE — Cos’è mancato per completare l’impresa? La solita cosa: l’attacco. E’ il reparto offensivo il grande latitante di questa Nazionale, c’è poco da fare. La difesa, per quanto rattoppata, in qualche modo tiene, con ampie garanzie dal blocco titolare juventino (quando è in salute). A centrocampo c’è qualità e c’è corsa sufficiente per proteggerla, anche quando la regia ha i ritmi non proprio forsennati di Pirlo, genio illuminante ma non più freschissimo. Sugli esterni abbiamo uomini di gamba e iniziativa, ma il problema è in zona gol, dove si segna davvero pochino. Nelle ultime 6 partite, per 5 volte l’Italia ha realizzato una sola rete. E dopo 9 match dell’era Conte, i top scorer sono Chiellini, Pellè e Candreva con 2 gol a testa. Difficile dire chi siano, oggi, i titolari là davanti. Di certo, se i palloni capitati a El Shaarawy e Parolo fossero finiti a un Inzaghi, a un Del Piero o anche soltanto al Luca Toni dell’ultima serie A, forse oggi racconteremmo un’altra storia. Ma se l’attaccante più forte d’Italia ha 38 anni, qualcosa vorrà dire.

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